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initinere

Arte e nuove territorialità

Nicola Sansò

I nuovi flussi della ricerca culturale e artistica tendono a spostare sempre più il loro orizzonte di riferimento dai tradizionali centri di produzione verso zone limite trovando oggi luogo di espressione in spazi che in precedenza erano considerati periferici, ma che attualmente - nel rovesciamento delle vecchie centralità culturali - sono divenuti luoghi cruciali di controllo e di incontro nell'intreccio di nuovi legami tra popoli e nella elaborazione di nuovi linguaggi.

Foto di copertina catalogo Initinere

Il Salento, oltre che essere divenuto, di recente, zona di super-tendenza dell'estate è anche, in seguito alla rottura del blocco est-ovest, terra di contatto delle differenze culturali. Quest'area, che in passato è stata luogo fertile di incrocio e di intersezione di culture, vede recentemente, con l'approdo dei numerosi flussi migratori - fenomeno questo che va sotto il segno della deterritorializzazione - confondersi i confini su cui si è orientata la sua geografia. Governato sempre più da un'idea di fluidità ed intendendo confrontarsi con le problematiche emergenti, attraverso il progetto INITINERE, questo territorio si e aperto alle esperienze più avanzate dell'arte contemporanea.

Oggi quest'area geografica potrebbe proporsi nell'ambito del Mediterraneo come spazio di sperimentazione ed elaborazione di tutte quelle espressioni creative che vanno dalle arti visive, al teatro, al cinema, alla poesia, alla musica, discipline queste che indubbiamente possono offrire una chance importante per il suo cambiamento: innovazione e ricerca potrebbero, dunque, essere strumenti indispensabili per la metamorfosi di questa terra.

Hartmuth Stokcter, Raggiungimento del sole via mare

Ma se il panorama territoriale attuale è nato dalla distruzione del vecchio, dall'utilizzo improprio degli spazi, dall'occupazione di ogni ambito, dall'eliminazione di ogni spazio vuoto, in tale situazione - considerando il territorio come attualmente si presenta con le sue parti ancora integre e con quelle disaggregate - c'è da chiedersi se è ancore possibile dare forma, a partire da ciò, ad un nuovo progetto territoriale. Nel fare questa proposta non si è ignorato, quindi, il significativo deterioramento della qualità territoriale; anzi, a partire da queste considerazioni, è maturata l'idea di rendere esplicita, attraverso interventi d'arte, la qualità inespressa che alcuni luoghi ancora conservano, nel tentativo di rafforzare con questo disegno il senso di quelle realtà ormai condannate all'insignificanza e con l'obiettivo di sviluppare un'attività culturale legata alle problematiche del territorio.

Il nostro itinerario progettuale si e incentrato, dunque, sull'idea del rapporto tra la sensibilità e la cultura degli artisti messi in relazione con gli ambienti di vita della gente, con la storia dei luoghi e con lo stesso territorio. La strategia di ricerca perseguita è stata quella di creare le condizioni per ogni artista di lavorare per dilatare liberamente, ognuno dal suo punto di vista, i confini ed il senso del contesto paesistico. In questa occasione, l'arte è stata vista come un ambito di ricerca che tende ad esplorare in differenti modi la sfera sociale come contesto naturale, storico, geografico, antropologico e come ambito culturale di produzione e circolazione di segni.

Veduta aerea centro storico

L'attività espositiva è stata suddivisa in due sezioni: "(Poly)morphosis" e "Acqua(&)Sale". Punto di convergenza per entrambe le attività è stato quello di misurare le nuove istanze della ricerca artistica contemporanea sul tema del paesaggio: paesaggio non come oggetto dello sguardo, ma come spazio di vita, luogo di sedimentazione dei segni che rendono visibili i processi di trasformazione del territorio, tema sul quale tutti gli artisti hanno dimostrato una particolare attenzione.

Nel mettere poi in relazione i siti abbiamo disegnato un unico itinerario, un percorso-mappa che ci ha permesso di collegare i sei progetti installativi tra loro eterogenei, compresi gli spazi espositivi per i giovani, senza escludere la possibilità che ciascun visitatore potesse inventarsi un suo proprio percorso. Il tracciato finale, a differenza di un museo in cui entrando devi seguire un percorso obbligato, ha offerto al visitatore un itinerario libero, un percorso che ha fatto percepire la fisicità stessa dei luoghi ed al tempo stesso ha comunicato l'idea di un'arte che non tende ad essere fissata in immagini, ma che si offre come esperienza aperta alla vita. Nelle installazioni che sono state realizzate il rapporto con il luogo di accoglienza è stato, dunque, un elemento decisivo per indurre lo spettatore a ripensare il paesaggio e per ipotizzare nuove mappature territoriali.

Jung A Kim, Might be, might not, 2002 (gesso, pellicola ohp, lattice)

In tal senso si può dire che queste opere hanno avuto, rispetto alla configurazione territoriale, una valenza architettonica e paesaggistica. Per il visitatore, scoprire le installazioni degli artisti ha significato muoversi all'interno del territorio, orientarsi in esse, fare esperienza diretta dei luoghi, rifare a ritroso il percorso compiuto dagli artisti, rivolgendo uno sguardo diverso a questo ed alle sue problematiche.

Cave di tufo

La mappa, scaturita dal lavoro svolto sul campo, ha dato infine la possibilità di leggere, ad ognuno a suo modo, quello che l'esperienza dell'arte ha trascritto nello spazio fisico del contesto territoriale, nel tentativo di individuare nuovi percorsi per la riconfigurazione dell'esistente. Attraverso questo esperienza si e voluto proporre un insolito itinerario di viaggio, in cui il Salento è stato visto come un paesaggio immaginario, sospeso tra la nostalgia delle origini e la sua trasformazione. Un territorio comunque in mutazione, impegnato a ripensare il senso stesso della sua appartenenza territoriale. Si spera che qualche traccia di questa singolare esperienza possa essere preservata per il futuro.

Tratto dal catalogo Initinere03

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