Crocevia: punto luce e incontro con l'arte
Anna Cirignola
Nel periodo dell'arte povera e del concettuale, Kounellis suonava il Nabucco a Villa Pignatelli e scriveva sul muro di casa Pieroni "Joannes il meglio"; il divino Beuys tracciava sulle sue lavagne i primi passi verso la spiritualità e Luigi Ontani tornava dall'India, portando i colori ed i profumi di una terra mistica ed ancora lontana dalla nostra cultura. Pino Pascali consumava la sua breve esistenza artistica scrivendo sui suoi appunti: "Basta vedere, anzi semplicemente vedere forse significa mettere in relazione il titolo dell'opera sol metodo ed il materiale di costruzione con cui l'opera è realizzata, per me costruire significa liberarsi per cercare di vedere se stesso dal di fuori (nell'atto) di modificarsi, raddoppiarsi, triplicarsi, rimpicciolirsi, distruggersi, riproporsi, identificarsi".
è stata la frase che mi è balenata nella mente in questi giorni vedendo Nagasawa mentre scrutava le sale di Palazzo D'Elia alla ricerca del luogo dove la sua idea creativa avrebbe preso forma liberandosi e liberando. Quando alla fine l'opera ha animato l'ambiente di piani di cera mantenevano un delicato e rispettoso distacco tra l'opera e "quello che fu", il suo viso ha apertamente rivelato quel senso di piacere che si coglie in ogni artista quando si sente "ricco dentro" e la sua opera tocca i segni dell'infinito.

L'arte contemporanea oggi è crocevia, e porta segni e tracce dappertutto; cosi in un mondo che si muove veloce Rivka Rinn blocca la velocità, facendone un elemento di riflessione, di non visibilità, di immobilità, fino al viaggio di Van Gogh, immaginario, fantastico che silenzioso attraversa i vissuti stanchi della memoria; ed è all'arcaica memoria delle favole che ci riporta Bobo Otera con la principessa Runa, seguita dalla sua gente e dai suoi coloratissimi carri che trasportano nuvole e sogni.

Ma l'arte è anche giustiziera e lascia spazio a Fernando Schiavano; un ideogramma oggettuale antico, misterioso i cui codici sono nascosti nella terra, nell'acqua, nell'aria.

Nicola Sansò con un atteggiamento costruttivo, eleva un ponte tra l'universalità dell'arte, dello spirito, del linguaggio ed il banale quotidiano, l'effimero. Pater e Mater si incrociano in un unico punto centrale, da cui si dipartono molteplici vie, infinite potenzialità che aprono "Crocevia".

Di vissuti quotidiani parlano anche le opere di Fiorella Rizzo, tutto è impresso nella materia, l'energia parla al suo spirito e diviene creatività, opera muta che si lascia "sentire".
Non meno significative le altre opere Norman Mommens innalza colori verso il cielo e Mario Ricchiuto ferma le ombre della luna con i segni della sabbia; Marrocco esprime la sua primitività ancestrale ed Helmut Dirnaichner unisce terre a colori naturali, forma a materia, per eliminare lo spazio e fermare il tempo.

In "Crocevia", come generalmente nell'arte, i linguaggi con poliedrici; nella storia le tendenze, correnti si inseguono, si annullano per poi riemergere, ma un concetto resta fermo ed universale: l'arte non è fuori di noi, ma dentro di noi, energia vitale che stimola la creatività aiuta la comunicabilità, apre la conoscenza, libera lo spirito. Questo vorrei che fosse oggi "Crocevia" per il nostro territorio. stimolo peri giovani, speranza di cambiamento, immagine simbolica che emerge dalle acque come coniugazione di due mondi che si guardano, pronti a congiungere il cielo e la terra, come il TAO vuole e come i fiori cin insegnano.
Tratto dal catalogo "Crocevia 1", 1992